Viaggiare è una delle esperienze più belle che l’uomo possa vivere. Scoprire nuovi luoghi, incontrare persone e culture diverse dalla propria, immergersi nella vita di un altro paese. Viaggiare da soli rende tutto ancor più avventuroso e dà più possibilità di aprirsi a nuove conoscenze, di incontrare persone molto diverse da te e con le quali far nascere alle volte bellissimi rapporti. Viaggiare però, soprattutto da soli, potrebbe comportare alcuni rischi ed è necessario dunque non solo partire attrezzati e organizzati ma mentalmente pronti ad affrontare anche possibili situazioni di difficoltà e ad avere freddezza nel farlo. Il mondo non è soltanto sole e gioia.
06 Agosto 2019, 11.00
Mi dirigo alla stazione di Praga almeno mezz’ora prima della partenza del treno, per avere il tempo di trovare il mio binario ed effettuare tutti gli spostamenti del caso con i miei numerosi bagagli. Purtroppo la stazione centrale di Praga si rivela meno intuitiva e facile di altre, l’organizzazione dei binari funziona un po’ diversamente rispetto ad altri paesi e le indicazioni non sono sempre così chiare, almeno per un turista. Vedo il treno partire davanti ai miei occhi e mi trovo costretta a cercare un treno successivo, che fortunatamente trovo per un’ora dopo solamente anche se con due coincidenze durante il tragitto.
Salgo sul treno, sistemo i miei bagagli, ma solo dopo un’ora di viaggio tutti i passeggeri vengono avvertiti che a causa di lavori in corso sulle ferrovie, ci saremmo dovuti spostare su un autobus per percorrere il tragitto tra una stazione e l’altra, così il treno che già era in ritardo di 10 minuti accumula ben 40 minuti di ritardo. Ovviamente a seguito di questo disservizio, che però non era stato annunciato prima della partenza del treno (almeno non in una lingua comprensibile internazionalmente), perdo la mia coincidenza. Mi ritrovo a dover aspettare per un’ora e mezza in una piccola stazione di chissà quale paesino della Repubblica Ceca. Il luogo sembra inizialmente abbastanza tranquillo, finché non decido di uscire a fumare una sigaretta e mi rendo conto di come il posto sia frequentato da soggetti tutt’altro che raccomandabili, che tentano di approcciare chiunque si trovi all’esterno o comunque da solo. Inganno l’attesa sedendo proprio sulle panchine davanti alla biglietteria, sotto lo sguardo degli addetti alla vendita, finché non giunge il momento di dirigersi al binario. Anche lì si notano strani movimenti di ragazzi proprio intorno a chi si ritrova ad attendere da solo e non sono l’unica ad averlo notato: vedo in lontananza una ragazza, anche lei sola e con un grosso zaino sulle spalle, con il mio stesso sguardo preoccupato e così mi avvicino, ci sorridiamo, rimaniamo in silenzio come se non ci fosse bisogno di dire che magari, in due, potremmo sentirci entrambe un po’ più tranquille. All’arrivo del treno, ci sistemiamo su due posti vicini e osserviamo un po’ atterrite questi soggetti, due ragazzi forse anche più giovani di me, salire e scendere dal treno, osservare i corridoi, controllare la situazione, per poi finalmente scendere. Non so cosa volessero, ma non sembrava nulla di buono e nel momento in cui il treno parte sento provenire un sospiro non solo da me, ma anche dalla ragazza al mio fianco e così uno sguardo, un sorriso e ci presentiamo: lei viene dall’Australia e anche lei a quanto pare è finita in quella stazione per puro errore, anche lei mi conferma di aver notato l’ambiente teso e di pericolo intorno a quel posto e di aver notato quegli strani tipi aggirarsi con fare sospetto. Ma per fortuna, ce ne siamo liberate.
H 21.30
Dopo due ore in treno, un altro cambio e un altro paio d’ore, arrivo finalmente a Francoforte, in Germania. La prima impressione è che l’ambiente sia decisamente più controllato e sicuro rispetto alla nazione appena lasciata. Prendo qualcosa per cena e mi dirigo all’hotel, poco distante sia dalla stazione centrale che dal centro città. Appena entrata l’hotel appare solo un po’ datato in confronto ad altri luoghi e l’uomo alla reception sembra molto gentile, ma appena salita inizio a percepire un ambiente un po’ strano, a parte il disagio iniziale di trovarmi davanti alla porta dell’ascensore uno strano uomo con una sigaretta accesa in bocca (dentro il corridoio dell’hotel!). Davanti la porta di fianco alla mia stanza c’è una sedia a rotelle apparentemente in disuso e già dall’esterno le stanze sembrano un po’ fatiscenti, ma forse è solo la mia impressione. Appena entrata in camera invece scopro che una delle due ante della finestra non si chiude, in nessun modo, un po’ preoccupante trovandosi al primo piano e che nello scolo della doccia si trovano ancora dei capelli incastrati, senza considerare il “vecchio stile” di tutti gli oggetti nella stanza che, difettosi e rovinati dal tempo, rendono la stanza decisamente fatiscente. Dopo aver mangiato, scendo a fumare e continuo a notare strani movimenti e odore di fumo all’interno del corridoio, in più sulla sedia a rotelle prima vuota ora sono comparsi un mattarello e una stampella (cioè, un mattarello e una stampella?). Dopo una breve chiacchierata con l’uomo alla reception, un altro rispetto a quello di prima e apparentemente non molto cordiale, scopro che il WiFi che doveva essere compreso in realtà non c’è, perché “non riesco a trovare il foglio con la password” è la giustificazione del signore dietro il bancone.
Una volta rientrata in camera inizio a sentire forti rumori provenire sempre dal corridoio, persone che parlano ad alta voce, oggetti che vengono trascinati per terra, porte che sbattono. È anche vero che queste pareti sono sicuramente leggerissime, ma tutto questo strano movimento inizia ad agitarmi. Decido innanzitutto di rendere la stanza più sicura per la notte, la situazione inizia a non piacermi e mi rendo conto di non avere molte possibilità di cambiare ambiente a quest’ora, ormai è quasi l’una di notte. Così, presa dall’agitazione, inizio ad escogitare metodi alla McGiver per “blindare” la mia stanza. Doppia mandata sulla porta, chiave inserita dentro, il mio pesantissimo zaino appoggiato sulla porta, un laccio pesante a legare le maniglie delle due ante delle finestre l’una con l’altra e per finire, sulla porta a vetri che dal corridoio iniziale lascia all’ingresso nella stanza da letto, il filo della lampada da tavolo legato alla maniglia, con la lampada appoggiata al bordo del tavolino all’angolo del muro, in modo che cada nel caso in cui qualcuno tenti di aprire la porta e in più, la sedia appoggiata alla porta. In realtà io stessa percepisco un’immensa comicità nelle mie azioni ma almeno psicologicamente, penso che potrebbe migliorare la mia situazione. Nel frattempo i rumori continuano e si inizia a sentire un forte odore di fumo e di Marijuana. Quando l’agitazione inizia a diventare panico decido di chiamare la reception e lamentare tutto ciò, ma in tutta risposta mi viene detto “io non sento nulla”. Sono io dunque a dover suggerire all’uomo di salire a controllare la situazione e vengo liquidata con un “si, forse ora salirò a controllare”. Poco consolata da ciò, inizio ad ascoltare con attenzione ogni singolo movimento proveniente da fuori e sento effettivamente qualcuno salire dalla reception, che sembra fare su e giù per controllare cosa stia succedendo. Dopodiché qualche altro rumore, un bussare a una porta, qualche conversazione sommessa e lentamente i rumori cessano del tutto, con il conseguente placarsi della mia ansia. Non mi fido del tutto di questa situazione, anzi non mi fido per niente e mentre mi metto a letto prendo il coltellino svizzero che mio padre mi ha lasciato prima di partire, lui si che la vede lunga, lo apro, lo separo e stringo in una mano il coltello e nell’altra il cavatappi. Mi addormento così, con le braccia entrambe infilate sotto il cuscino, mi sento un po’ Rambo e sorrido di tutta la situazione così assurda, riflettendo però sul fatto che nessuno, nessun viaggiatore solitario e soprattutto nessuna donna sola dovrebbe trovarsi nella situazione di avere paura e di non sentirsi al sicuro, in un posto dove invece dovrebbe poter riposare e non correre rischi.
07 Agosto 2019
Sono ancora viva. La stanza è intatta, ogni cosa è come l’avevo lasciata, io sono indenne e mi vesto il più velocemente possibile per scendere a colazione e andarmene da quel posto. Alla luce del sole la situazione sembra anche meno grottesca: la sedia a rotelle è sparita, nella stanza della colazione vi sono anche un paio di famiglie, una coppia e un anziano solo e a parte qualche moscerino nella stanza, non sembra esserci nulla di così sporco o fatiscente. Comunque non mi azzardo a bere il loro latte.
Dopo aver mangiato e aver sistemato le ultime cose, parto finalmente dall’hotel per esplorare Francoforte, sollevata di aver abbandonato quello strano posto e quasi dimentica dei brutti momenti passati solo la notte prima.
Il nome del posto è Hotel Diplomat, non molto lontano né dal centro né dalla stazione centrale, ma vi sconsiglio vivamente di andarci, a seguito di ciò che ho appena raccontato e di tante altre piccole cose notate sul posto. Date sempre un’occhiata alle recensioni sui posti dove vi dirigete, cosa che sono solita fare, ma che stavolta ho erroneamente mancato di fare e nell’occasione più sbagliata.