13 Agosto 2019
Amsterdam è la città dalle mille stranezze, piena di particolarità e curiosità da scoprire, ma è anche la città della perdizione, con i suoi coffee shop, i tantissimi eventi organizzati durante tutto l’anno e il famoso Quartiere a Luci Rosse. Sento questa città tra le note di Brain Stew dei Green Day, chissà se è colpa della serata appena trascorsa.
Stamattina decido di visitare il Dungeon Museum, uno degli strani musei di Amsterdam, da non confondere con il Torture Museum: mentre quest’ultimo espone e racconta quelle che erano le torture medievali e quali strumenti venivano usati per effettuarle, quello dove io mi sto dirigendo ti trascina in una storia interattiva, con attori veri, alla scoperta di quello che è stato il passato cruento di Amsterdam, tra storia, leggende e un pizzico di paura. Attenzione, il biglietto per questa attrazione è un pò costoso, ma si possono ottenere grossi sconti acquistandolo online dal sito ufficiale.
Il viaggio nel tempo del Dungeon Museum dura all’incirca 80 minuti, nei quali io e tutti i presenti veniamo minacciati con vari strumenti di tortura, spaventati, portati su una nave, spaventati ancora. Veniamo poi costretti a partecipare ad una seduta spiritica con un pessimo risultato, portati in un tribunale, in una foresta infestata, spaventati di nuovo e poi messi al rogo. Alla fine ne siamo usciti tutti vivi, anche se qualcuno un po’ provato dall’esperienza.
Nel pomeriggio decido di visitare Vondelpark, un gigantesco parco (circa 47 ettari) con al suo interno laghetti, ponticelli, sculture di ogni forma e dimensione e un teatro all’aperto che ospita eventi di ogni tipo durante tutto l’anno. Passeggio a lungo per il parco, mi perdo un po’ tra le varie stradine, in tutto quel verde e quella natura così curati. Nonostante si incontrino moltissime persone a Vondelpark, tra turisti, sportivi o chi semplicemente sosta sul prato, rimane un’area molto tranquilla dove trascorrere del tempo da soli o in compagnia. Nonostante ciò, il momento più atteso del giornata deve ancora arrivare.

È finalmente sera e mi trovo a De Wallen. L’ingresso del quartiere si scorge da lontano grazie alle luci rosse accese lungo ogni via del posto, che riflettono la loro luce sull’acqua del canale. Non vi sono preamboli per il Red Light District, non esistono ingressi o presentazioni di ciò che stai per vedere, se non le tipiche luci ormai simbolo del quartiere, usate una volta dalle prostitute che si aggiravano qui, nelle vicinanze del canale, alla ricerca di marinai da adescare. È da loro che, dopo moltissimi anni, è nato il Quartiere a Luci Rosse di Amsterdam, ormai un’attrazione per migliaia di turisti che anche stasera, pur essendo martedì, affollano le vie di questa parte della città. E ogni strada e vicolo del quartiere, è pieno di donne che volontariamente offrono il loro corpo seminudo alla vista (e a molto altro) di ogni passante, ammiccano, si muovono, ti guardano intensamente e alle volte ti lanciano baci, di tutto pur di adescarti. Vi sono donne di ogni tipo: dalle più giovani, alle più anziane, magre, formose, grasse, transessuali e con ogni tipo di aspetto e atteggiamento.


Ma oltre alle prostitute, a De Wallen si possono trovare anche un’infinità di sexy shop e night club, anche in questo caso con una vastissima scelta tra spettacoli di ogni genere. Vi sono poi vari musei, ovviamente in tema con il luogo: il museo del sesso, quello dell’erotismo e il Red Lights Secrets, il museo della prostituzione. È in quest’ultimo che entro, spinta dalla curiosità di conoscere di più di un qualcosa che non viene mai spiegato o raccontato. All’interno vengono esposti tutti gli aspetti di questo mestiere, positivi e negativi e vengono raccontate storie di donne che hanno realmente vissuto questo ambiente e il mestiere. Si parla poi di sfruttamento della prostituzione, un tema al quale Amsterdam tiene molto: vi è infatti un apposito numero da chiamare nel caso in cui si sospetti che una prostituta non stia praticando il mestiere di propria volontà, ma costretta. Si passa poi ad una più che dettagliata descrizione delle varie pratiche sadomaso e simili e si conclude la visita davanti a un gigantesco muro dove ognuno può appendere un biglietto con i propri “segreti scottanti” scritti su di esso, in maniera anonima, ma esposti all’interno del museo.


Nel Red Light District sembra che ognuno possa trovare ciò che cerca e soddisfare ogni curiosità e qualsiasi desiderio, ma attenzione: non si possono assolutamente scattare foto all’interno del quartiere, una scelta da rispettare poiché le donne che si prostituiscono stanno effettivamente mettendo in mostra un “prodotto” e credo che nessuno vorrebbe vedere i propri articoli pubblicizzati, senza trarne guadagno.

Amsterdam ha mille volti e sfaccettature da offrire, il Quartiere a Luci Rosse è uno di questi e molti altri sono lì tra le vie della città che aspettano solo di essere vissuti. Tuttavia tornando a casa, con la consapevolezza di dover partire l’indomani, sento di non aver ancora vissuto abbastanza questa città, forse una delle poche mete se non l’unica che consigliere di visitare in compagnia di qualche buon amico.