Un’altra musica

4 Agosto 2019

Terza destinazione: Praga.

Arrivo nel tardo pomeriggio, l’ostello fortunatamente non è molto lontano dalla stazione. Lì conosco subito una ragazza tedesca, di qualche anno più piccola di me, anche lei in viaggio da sola ma solo per qualche giorno a Praga. La stanza dell’ostello sembra essere un ritrovo di donne viaggiatrici, poco dopo infatti rientra un’altra ragazza olandese che ci racconta di essere anche lei in viaggio con Interrail, da sola. Bè, sono in un buona compagnia! 

5 Agosto 2019

La giornata è appena cominciata e io la ragazza tedesca, Raffaela, molto prese l’una dall’altra, decidiamo di scendere a fare colazione insieme e dopo di fare un giro insieme.

Praga ha una musica totalmente diversa, molto rock, un po’ punk, anche un po’ trash se vogliamo. Rock come la sensazione che si ha (o che almeno io ho avuto) nel visitarla, con tutti i suoi palazzi decorati, le chiese gotiche, la moltitudine di giovani che vi si trovano e di attività per i più giovani, che si possono trovare quasi ogni giorno della settimana a Praga. Punk, come spesso sono un po’ gli strani tipi che si incontrano in giro per la città, ovunque, come anche tantissimi ragazzi pieni di tatuaggi sul viso (orribili, non fatelo mai vi prego) e un po’ trasandati che ogni tanto si scorgono. Trash come il lato “non turistico” della città, che inizia con il vedere strade o strutture trasandate (rispetto a quelle del centro, che sono invece molto curate), al fenomeno a quanto pare molto diffuso a Praga dell’accattonaggio, barbonaggio e chi più ne ha più ne metta. “Last Resort – Papa Roach” è la musica di Praga. 

Tornando a noi, dopo qualche difficoltà avuta nell’orientarci tra le metro di Praga e la strada da prendere per il centro, riusciamo finalmente a giungere a destinazione e ci godiamo un po’ le strade del centro, fino a trovare anche un piccolo mercatino di prodotti fatti a mano, da anelli e orecchini a vestiti e borse, in pelle e di stoffa, e con cibi e bevande locali. Dopo una breve passeggiata arriviamo finalmente all’Orologio astronomico, una vera e propria opera risalente al medioevo, al quale sono state poi aggiunte delle bellissime sculture gotiche.

Nella sala principale all’interno dell’edificio sul quale si trova l’orologio, vi sono invece delle bellissime volte decorate con mosaici.

Ci spostiamo poi più avanti per attraversare il famoso Ponte Carlo, anche questo risalente al periodo medievale, al quale successivamente sono state aggiunte delle statue barocche.

Tra una visita e l’altra io e Raffaela parliamo molto, forse a nessuna delle due sembra vero di poter finalmente fare pratica con l’inglese e stare in compagnia di una nuova conoscenza. Tra una chiacchiera e l’altra ci dirigiamo verso il muro di John Lennon. Ora, magari chi di voi è un po’ meno informato (come me) penserà di trovarsi davanti chissà cosa, o chissà quale opera d’arte, o magari un muro dove anche il cantante stesso ha lasciato la sua firma o un suo disegno. No, non è nulla di tutto ciò. È un muro ISPIRATO al cantante e ai suoi testi e designato anche a sostenere cause locali e globali. Molto bello, soprattutto molto “sosteniamo il mondo”, ma sembra quasi che con gli anni più di tutto ciò, il John Lennon Wall sia diventato la scusa per scrivere un po’ di tutto, firme inutili comprese, e allargarsi a imbrattare persino sugli alberi che circondando il muro. Non molto “John Lennon”, secondo me.

Proprio davanti al muro di Lennon veniamo raggiunte da due amici di Raffaela, anch’essi tedeschi, per caso a Praga anche loro ma solo per un giorno. Purtroppo non sembrano socievoli e simpatici come lei e mentre ci dirigiamo verso il castello di Praga, intraprendono un lungo discorso in tedesco, includendo anche la ragazza e tagliandomi completamente fuori, ignorando i suggerimenti di Raffaela di parlare in inglese ed esordendo alla fine anche con un “Io non parlo l’inglese, sono bravissimo a parlare il tedesco”. Come l’ho capito? Perché lo ha detto in inglese. È proprio il momento di continuare il mio viaggio in solitaria. 

Mi dirigo all’interno del Castello di Praga, con un bellissimo palazzo reale e una cattedrale entrambi di restaurazione gotica, ma esistenti da molto prima. 

Dopo aver ammirato e fotografato a volontà la zona, inizio a ridiscendere il castello, che si trova in cima alla città e quindi dopo una salita non poco faticosa, ma che regala un fantastico panorama del posto.

Tornata in una delle piazze del centro, decido di fermarmi per pranzo e assaggiare qualcosa di tipico del posto, cosa che in una città economica come Praga si può fare spendendo poco anche in buoni ristoranti. Assaggio così una zuppa di cipolla tipica del paese (ero sola, per fortuna!), seguita da un piatto principale a base di pollo, con una strana salsa speziata, ma molto buona e accompagnato da funghi e riso in bianco. Infine, una tipica (?) torta di mele Ceca, non molto diversa da quella che tutti conosciamo. 

Dopo pranzo mi dirigo invece verso il Kafka Museum. Ricordate Franz Kafka e La metamorfosi? Sicuramente molti di voi lo avranno studiato a scuola. Bè, Praga è la sua patria e c’è un museo a lui dedicato. Sono sicuramente due ore spese bene quelle che passo a leggere della sua vita, delle sue opere e imparo a conoscere meglio un autore forse un po’ scartato anche in ambito scolastico. Uscita dal museo trovo un acquazzone ad aspettarmi, è decisamente ora di rientrare. 

Verso sera, nella stanza dell’ostello, vedo rientrare Raffaela, che subito si precipita a scusarsi, poverina. Sembra così dolce e diversa dai suoi compagni tedeschi, che mi chiedo come sia possibile avere una tale dolcezza.

06 Agosto 2019

È il giorno della partenza. Anche stamattina, dopo aver preparato i bagagli e organizzato tutto, incontro Raffaela e decidiamo di fare colazione insieme. Sarebbe stato quasi bello, forse, fermarsi un giorno in più e dedicare più tempo a questa bella città, insieme a una persona piacevole, ma qualcosa mi spinge già a continuare il mio viaggio, una sorta di richiamo, di smania di arrivare alla meta.

Io e Raffaela ci salutiamo con la promessa di rivederci nella fredda Svezia, che lei vorrebbe tanto visitare, e così parto per la prossima meta.

La canzone di Vienna

Vienna ha una canzone. Una di quelle canzoni che ascolti una volta e non sai perché ti rimangono in testa per ore, poi le ore diventano giorni e alla fine ti convinci che se continui a pensarci evidentemente un motivo deve esserci. Ecco, la canzone di Vienna rappresenta perfettamente non tanto il mio stato d’animo nel girare per questa fantastica città, quanto il senso di allegria ma allo stesso tempo di disagio provato da me e Lau in questa ultima giornata, si chiama “Today – Smashing Pumpkins”.

03 Agosto 2019

In programma oggi, un giro turistico di Donau City in bicicletta. Questo quartiere si distingue immensamente dal resto di Vienna per tutti i suoi palazzi e grattacieli modernissimi, che quasi stonano con il resto della città ma che sono a loro modo un’attrazione. Affittiamo una di queste moderne biciclette che si pagano a ore, LaurenÈ›iu ha già la sua, e partiamo. Ovviamente non esistono bici strutturate per i nanetti di 152cm come me, perciò anche con il sellino totalmente abbassato l’unica parte del mio corpo che riesce a toccare per terra è la punta dell’alluce. Ci addentriamo nella metro e subito mi rendo conto della potenziale arma di distruzione che mi è stata affidata. Il freno manuale della bici è solo a sinistra e ovviamente le mie piccole dita da nana non arrivano a tirarlo, mentre il freno vero e proprio, sulla destra della bici, è il pedale che girato all’indietro ti permette di fermarti. Lascio immaginare a voi il resto.

Dopo una sfiancante corsa in metro, tentando di non cadere insieme alla bici e una pedalata con tentativo di suicidio, pensando che sarei stata in grado di frenare con il pedale e contemporaneamente poggiare i piedi in terra, riusciamo finalmente a goderci un po’ la vista del Danubio popolato da bellissimi cigni.

Dopo un po’ di riposo continuiamo la nostra pedalata, alla ricerca di un posto dove mangiare e non spendere molto e troviamo così delle insalate pronte e dei tavoli in un supermercato nelle vicinanze. Siccome la giornata era iniziata già in modo fantastico, usciti dal supermercato poco dopo troviamo un clima totalmente diverso da quello iniziale: nuvoloni, vento freddo, il tipo di clima che preannuncia un bel temporale. Ma noi siamo intrepidi e ci fermiamo per un caffè in un bar ristorante nelle vicinanze, facendo così un’incredibile scoperta: le SEDIE-ALTALENE e ci innamoriamo così tanto di tutto ciò da trascorrere una buona mezz’ora nel locale a scattarci foto e farci video dondolando sulle sedie. Anyway, il nome del locale è “Cafè Restaurant Danito” e se capitate a Vienna vi consiglio di passarci, è anche un ristorante ed è veramente molto carino, personale compreso!

Usciti dal bar ci rendiamo conto di essere stati un po’ troppo intrepidi, soprattutto considerando quanto solitamente siamo (sono?) sfigati, così finiamo per fare una lunga corsa in bici verso la metro, al freddo e sotto la pioggia, cercando di non diventare il Pulcino Pio. 

E di nuovo, viaggio in metro, rischio di morire schiacciata dalla bici, ma siccome riesco a sopravvivere senza uccidermi LaurenÈ›iu decide di regalarmi un bonus difficoltà: “Portiamo le bici sulla scala mobile!” Ma certo, d’altronde oggi è un bel giorno per morire. Il finale da film tragicomico è che non riesco a tenere la bicicletta, non riesco a tenere me stessa, inizio ad urlare improperi in un dialetto che nessuno avrebbe potuto comprendere e intanto mi aggrappo disperatamente al corrimano della scala mobile, mentre un angelo austriaco allunga il piede a fermare la bici che stava per uccidermi/lo. Thank you very much and andrò a nascondermi da qualche parte per un bel po’ di tempo.

Ormai siamo diventati degli esperti nel rischiare la vita e siccome nel frattempo ha smesso di piovere e ci troviamo nelle vicinanze decidiamo di fare un salto al Prater, l’enorme parco giochi di Vienna (a proposito, vi consiglio di fare un salto anche lì) per farci sballottare ancora un po’. 

La giornata non è ancora giunta al termine, mentre Lau è a lavoro io mi preparo per la serata insieme, per poi recarmi nel ristorante dove lavora: una cena veloce e poi dritti a conoscere la vita notturna di Vienna e dei suoi abitanti. Ecco quindi un altro posto dove vi consiglio di andare, è un ristorante italiano e si chiama “Trattoria da Paolo e Anna”, prezzi non esagerati (per essere un ristorante italiano a Vienna), cibo buono e i due proprietari molto cordiali. In più troverete un ragazzo molto simpatico in cucina, in questo caso salutatemelo! 

Dopo aver cenato e aspettato che Lau finisse le sue faccende a lavoro, corriamo verso la movida di Vienna: un altro giro al Prater e poi dritti verso il centro. Ragazzi, i giovani viennesi prendono il weekend moooolto seriamente (si fa per dire), in soli 15 minuti incontriamo: un gruppo di ragazzi in metro, uno dei quali con un megafono, intenti ad urlare cori di ogni tipo; un altro gruppo di ragazzi per le vie del centro, visibilmente ubriachi, tra questi uno era vestito da ballerina, con un bellissimo tutù rosa; infine, dei giovani vestiti da poliziotti, insieme a un poveretto con una divisa a righe da carcerato. Ma a quanto pare tutto nella norma. Il pub dove siamo diretti, è anche più pazzo di tutto il resto. Un posto dove puoi trovare alcolici a metà prezzo rispetto al resto di Vienna e dove gli unici stuzzichini venduti sono i tubi di Pringles alla cipolla, giusto per facilitare l’eventuale conquista di qualche donzella. Il locale ha muri completamente pieni di scritte di ogni tipo e si può fumare all’interno del posto, tranne che nella sala sotterranea, dove si trovano addirittura un altro bar e un tipo di musica differente dal piano superiore. Attenzione: non la troverete facilmente, si trova dietro un’ipotetica uscita d’emergenza di fronte ai bagni del locale. Decisamente molto underground, o se vogliamo trash. Concludiamo la nostra serata qui e tornando a casa ballando a ritmo di canzoni commerciali messe a caso, colpiti dalla pazza movida di Vienna, per esorcizzare il disagio della giornata.

04 Agosto 2019

Il giorno della partenza. È sempre difficile salutare un amico che non si vedeva da tanto e che non si vede così spesso, anche se eravamo così presi dalla nostra carbonara, splendidamente cucinata da LaurenÈ›iu, da non pensarci. D’altronde non ci aspettavamo di fare così tardi, dover correre nel preparare le mie cose, dover correre nel prenotare un Uber (non fatelo, no), dover correre per prendere l’Uber e poi correre appena scesi dall’Uber, con Morto sulle mie spalle e LaurenÈ›iu davanti a me che corre come un forsennato con la mia fotocamera e Morto co le rotelle in mano. Non ci aspettavamo nemmeno che alla fine sarei riuscita a prendere quel maledetto treno a soli due minuti dalla partenza e alla fine ci siamo salutati con la manina, come i bimbi, io sul treno e lui al binario.

E mentre il treno parte per portarmi verso una nuova meta, ti dico amico mio: questo non è un addio, ma un arrivederci.

Una città opera d’arte

02 Agosto 2019

Io e il mio amico LaurenÈ›iu usciamo in mattinata per continuare il nostro giro turistico. La prima “bella visione” della giornata è il palazzo dell’Opera, bello e imponente anche di fianco alla strada del Ring, impossibile non vederlo.

Proseguiamo per le varie strade del centro e mano a mano mi rendo conto di come moltissimi degli edifici del centro siano in realtà piccole opere d’arte. Perfino i negozi di Kärntner Straße, il Corso di Vienna, sono racchiusi all’interno di palazzi ricchi di decorazioni art nouveau o barocche, con bellissime statue in marmo o intarsi color oro. Arriviamo in una grande piazza, Lau mi apre la strada all’opera più bella di tutta Vienna. Il mio cuore sterza per un secondo, quasi come se rifiutasse di emozionarsi così davanti a un’opera d’arte. Mi trovo davanti a Stephansdom, il Duomo di Vienna.

Un gotico fantastico. Credetemi se vi dico che nessuna foto potrebbe rendere MAI tale bellezza. Passo comunque la mezz’ora seguente a tentare di catturare il più possibile questa maestosità, mi focalizzo sui fantastici dettagli gotici: le statue, i rosoni, le vetrate. Per quella mezz’ora è come se mi fossi innamorata di nuovo.

Dopo una buona mezz’ora passata con la Reflex in mano, prima con uno e poi con l’altro obiettivo, cercando di fotografare al meglio il Duomo, ci spostiamo verso gli appartamenti Imperiali, altra bellissima opera d’arte di Vienna. Questi erano la residenza ufficiale dell’imperatore Franz Joseph I. Ricordate il cartone animato della principessa Sissi? Sicuramente chi di voi ha più o meno la mia età ricorderà di averlo visto da bambino o, per chi è da ancor più tempo al mondo, il famoso film “Sissi” del 1955. Bè, l’imperatore Franz fu proprio quello che la sposò rendendola imperatrice e questo è veramente il loro palazzo, che l’imperatrice Sissi fece allestire lussuosamente a suo gusto dopo essere diventata imperatrice.

Ci spostiamo poi nel Museumsquartier, un vero e proprio quartiere dei musei dove si possono trovare edifici dedicati all’arte moderna, come alle scienze naturali. Passando da lì giungiamo al Ring, la grande strada di Vienna già citata, che racchiude il centro storico. Da qui vediamo il Volksgarten, ai cui lati si possono osservare anche due grandi teatri: il Volkstheater e il Burgtheater e continuando la nostra camminata vediamo anche l’edificio del municipio, un altro edificio costruito in un fantastico neogotico, poi il Parlamento, purtroppo in restauro e la bellissima università di Vienna.

La nostra gita è quasi giunta al termine per oggi, come ultima tappa ci dirigiamo al Belvedere. Certo una volta, appena costruito, sicuramente si poteva godere di una stupenda vista della città da questo palazzo e anche dal giardino sottostante. Purtroppo, le altre costruzioni poste nei suoi dintorni negli anni hanno ora oscurato il panorama, ma rimane comunque un bellissimo luogo da visitare.

Da qui torniamo poi verso casa e concludiamo anche questa giornata, ricca di meraviglie e scoperte in una Vienna che mi sembra sempre più bella ma forse, purtroppo, non troppo apprezzata dai turisti che risultano pochi a confronto di tutto ciò che c’è da vedere.

Nuove mete, vecchi incontri

01 Agosto 2019, 00:40

Vienna. è qui che il treno mi lascia dopo ben 7h 40m, quasi all’una di notte. Si, ammetto che non è stata un’idea geniale scegliere di arrivare così tardi e complicarsi la vita con lo spostamento tramite mezzi, vista l’ora. Mi dirigo dunque insieme a Morto e Morto co le rotelle alla ricerca di mezzi per arrivare alla mia destinazione e per fortuna scopro subito che Vienna è ben collegata, puntuale e decisamente affidabile per quanto riguarda i mezzi, soprattutto di notte. In meno di mezz’ora sono in pieno centro, ormai deserta vista l’ora. Qualche passo in avanti, una svolta a sinistra, qualche metro più giù ed eccolo lì! Lo vedo uscire dal ristorante ormai chiuso e venirmi incontro a braccia aperte e sento subito una gioia immensa pervadermi. Un amico di una vita, ancora in contatto dopo otto anni di amicizia di cui almeno 5 separati da distanze sempre più grandi, con i suoi vari spostamenti da un paese all’altro. Una persona tanto adorabile quanto insopportabile certe volte. Lui è LaurenÈ›iu, il mio rumeno preferito, che sorride e fa il conto del tempo passato dal nostro ultimo incontro mentre ci abbracciamo. Sarà lui ad ospitarmi nei prossimi giorni e a farmi da Cicerone in giro per Vienna, tra un turno e l’altro di lavoro.

Quando arriviamo a casa sua, un appartamento condiviso in uno studentato poco fuori dal centro, sono già le tre e tra una chiacchiera e l’altra e i vari aggiornamenti sull’ultimo anno e mezzo passato senza vederci, la buonanotte diventa buongiorno. Inutile a dirsi, “il giorno dopo” usciamo di casa che è già ora di pranzo.

La giornata trascorre veloce e insieme alla mia guida fidata visito parte della città vecchia, ossia la parte compresa all’interno del Ring, un grosso corso che, proprio come un anello, racchiude quella parte di città che una volta si trovava dentro le mura, ormai totalmente abbattute. Il centro storico, insomma. Vedo così Karlsplatz, dove si trova la chiesa Karlskirche e Naschtmarkt, un grande mercato a cielo aperto dove si trovano dai ristoranti, agli street food, alle classiche bancarelle dove puoi trovare di tutto, poi è la volta delle chiese di Mariahilfer Straße e Minoritenkirche, quest’ultima costruita con uno stile che mi ha colpito tantissimo.

Il lato fantastico di avere una guida “del luogo”, o comunque una persona che conosca e frequenti già l’ambiente che visiti, è la possibilità di scoprire bellissimi luoghi che nessun libro o guida turistica ufficiale ti indicherebbe, perché magari più nascosti o meno rinomati, ma non per questo meno attraenti. Come ad esempio Raimundshof, una piccola traversa in una delle vie commerciali più grosse di Vienna, una stretta stradina ricoperta di piante e fiori, popolata da negozietti e bar locali un po’ alternativi a quello che è il resto di Vienna, decisamente più turistico. Qui, acquistiamo la famosa torta Sacher in un piccolo bar dove la troviamo a prezzi decisamente più moderati rispetto ai classici bar turistici di Vienna e forse ancor più buona!

La giornata si conclude più o meno così, dopo un primo fantastico tour del centro di Vienna, pronti per vedere ancor di più la mattina seguente.

La prima tappa

Prima tappa: Zurigo, Svizzera.

30 luglio 2019

Il treno mi lascia in questa prima città quasi alle sette di sera. La prima cosa che si pensa di trovare a Zurigo non è esattamente il caldo estivo, eppure è quello che ho percepito appena scesa dal treno, quei 30 gradi che sembravano 50 tra la mia schiena e lo zaino di appena una 20ina di chili sopra di essa. Per fortuna, l’ostello si trova in un’ottima posizione: vicino la stazione, vicino al centro. Mentre arranco tra attraversamenti pedonali e sanpietrini (si, li hanno anche loro!) mi ritrovo in un grande viale popolato solo ed esclusivamente da ristoranti, bar e street food. E quando dico popolato intendo dire che non si distinguevano i tavoli esterni di un ristorante, dall’altro. Ma la cosa che risalta di più in tutta questa scena è (immaginate, vi prego) poter inalare, mentre si è sommersi dal peso dei bagagli, ansimanti, affaticati, stanchi e accaldati, quell’odore così intenso e penetrante di FORMAGGIO SVIZZERO. Si, questo particolare lo avevo dimenticato dalla mia ultima visita nella nazione.

Nonostante l’odore misto tra nauseante e “ho così fame che mangerei anche il cameriere” raggiungo l’ostello sana e salva e per la prima notte c’è solo cibo e riposo.

31 luglio 2019

Dopo una notte di riposo (si fa per dire) è ora di partire all’esplorazione. Zurigo è una città che infonde molta tranquillità, almeno per me. Passeggiando osservo le particolarità nell’architettura delle loro strade, nello stile dei loro palazzi, anche nel modo di fare ed essere delle persone e di vestirsi. Incrocio molte signore distinte e ben vestite, uomini in camicia e con la pipa, aspettate, ma siamo tornati nell’800? Ah no, sono solo in tema con l’architettura della città e vi giuro dovreste provare a mettere un paio di svizzeri di fianco a una delle loro chiese, si addicono veramente bene all’ambiente che li circonda. 

Alle 11 di mattina la città è ancora così tranquilla che sembra si stia ancora risvegliando e invece credo che quella sia proprio la loro quotidianità. È una città così carina che quasi verrebbe voglia di fermarsi qualche giorno in più… ma a vedere cosa? Si perché, nonostante sia così bella e aggraziata, Zurigo non offre poi così tante attrazioni turistiche e culturali, a meno che non siate fan del Fifa World Cup: in tal caso, c’è un enorme e sicuramente fantastico museo dedicato ad esso che ho accuratamente evitato. Un’altra attrazione della città, o comunque considerata tale, è praticamente una piccola funicolare che ti porta nella “parte alta” di Zurigo, per un totale di 20 secondi di viaggio, all’incirca cinque minuti se salite/scendete a piedi. C’è da dire però che da lassù la vista della città è veramente bella. 

Tra una salita e una discesa, un pasto e l’altro, tra uno Starbucks e un supermercato, verso le 16 arriva il momento di riprendersi i bagagli, che d’ora in poi chiameremo “il morto” e “il morto co le rotelle”, e di partire per una nuova meta.

Riuscite ad immaginare dove potrò arrivare dopo ben 7h 40m di treno?

Stay tuned for the second destination 🤟

L’inizio del viaggio

7.30 di mattina, la sveglia suona. E quando lo fa, apri gli occhi consapevole che da quel giorno la tua vita cambierà. Non piangi, non ti disperi, non ti senti stupefatto o incredulo, al contrario sembra tutto così stranamente… normale. Tutte le paure e le ansie che avevi prima, la tristezza che ti aveva accompagnato negli ultimi giorni prima della partenza e quei piccoli dubbi che ogni tanto facevano capolino sono di colpo spariti e hanno lasciato il posto a quella particolare sensazione che si ha appena prima di iniziare una nuova avventura: l’aria ha quel nonsoché di frizzantino, senti la curiosità scorrere nelle tue vene e già ti chiedi cosa ti aspetta, cosa vedrai, che cosa ti riserverà quella parte di mondo che stai per esplorare e tutto ciò è condito da quella leggera sensazione di angoscia che non può che accompagnare l’inizio di un viaggio del genere.

Oggi inizia il viaggio più grande che abbia mai affrontato. 21 giorni per l’Europa, in solitaria, viaggiando con i treni. Tappa finale: la Svezia, per iniziare da lì un nuovo percorso molto importante della mia vita. Quale miglior modo di iniziarlo se non con un’esperienza già così grande e importante di per sé?

Restate collegati, vi aggiornerò ogni giorno!

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