Vienna ha una canzone. Una di quelle canzoni che ascolti una volta e non sai perché ti rimangono in testa per ore, poi le ore diventano giorni e alla fine ti convinci che se continui a pensarci evidentemente un motivo deve esserci. Ecco, la canzone di Vienna rappresenta perfettamente non tanto il mio stato d’animo nel girare per questa fantastica città, quanto il senso di allegria ma allo stesso tempo di disagio provato da me e Lau in questa ultima giornata, si chiama “Today – Smashing Pumpkins”.
03 Agosto 2019
In programma oggi, un giro turistico di Donau City in bicicletta. Questo quartiere si distingue immensamente dal resto di Vienna per tutti i suoi palazzi e grattacieli modernissimi, che quasi stonano con il resto della città ma che sono a loro modo un’attrazione. Affittiamo una di queste moderne biciclette che si pagano a ore, Laurențiu ha già la sua, e partiamo. Ovviamente non esistono bici strutturate per i nanetti di 152cm come me, perciò anche con il sellino totalmente abbassato l’unica parte del mio corpo che riesce a toccare per terra è la punta dell’alluce. Ci addentriamo nella metro e subito mi rendo conto della potenziale arma di distruzione che mi è stata affidata. Il freno manuale della bici è solo a sinistra e ovviamente le mie piccole dita da nana non arrivano a tirarlo, mentre il freno vero e proprio, sulla destra della bici, è il pedale che girato all’indietro ti permette di fermarti. Lascio immaginare a voi il resto.
Dopo una sfiancante corsa in metro, tentando di non cadere insieme alla bici e una pedalata con tentativo di suicidio, pensando che sarei stata in grado di frenare con il pedale e contemporaneamente poggiare i piedi in terra, riusciamo finalmente a goderci un po’ la vista del Danubio popolato da bellissimi cigni.


Dopo un po’ di riposo continuiamo la nostra pedalata, alla ricerca di un posto dove mangiare e non spendere molto e troviamo così delle insalate pronte e dei tavoli in un supermercato nelle vicinanze. Siccome la giornata era iniziata già in modo fantastico, usciti dal supermercato poco dopo troviamo un clima totalmente diverso da quello iniziale: nuvoloni, vento freddo, il tipo di clima che preannuncia un bel temporale. Ma noi siamo intrepidi e ci fermiamo per un caffè in un bar ristorante nelle vicinanze, facendo così un’incredibile scoperta: le SEDIE-ALTALENE e ci innamoriamo così tanto di tutto ciò da trascorrere una buona mezz’ora nel locale a scattarci foto e farci video dondolando sulle sedie. Anyway, il nome del locale è “Cafè Restaurant Danito” e se capitate a Vienna vi consiglio di passarci, è anche un ristorante ed è veramente molto carino, personale compreso!
Usciti dal bar ci rendiamo conto di essere stati un po’ troppo intrepidi, soprattutto considerando quanto solitamente siamo (sono?) sfigati, così finiamo per fare una lunga corsa in bici verso la metro, al freddo e sotto la pioggia, cercando di non diventare il Pulcino Pio.
E di nuovo, viaggio in metro, rischio di morire schiacciata dalla bici, ma siccome riesco a sopravvivere senza uccidermi Laurențiu decide di regalarmi un bonus difficoltà: “Portiamo le bici sulla scala mobile!” Ma certo, d’altronde oggi è un bel giorno per morire. Il finale da film tragicomico è che non riesco a tenere la bicicletta, non riesco a tenere me stessa, inizio ad urlare improperi in un dialetto che nessuno avrebbe potuto comprendere e intanto mi aggrappo disperatamente al corrimano della scala mobile, mentre un angelo austriaco allunga il piede a fermare la bici che stava per uccidermi/lo. Thank you very much and andrò a nascondermi da qualche parte per un bel po’ di tempo.
Ormai siamo diventati degli esperti nel rischiare la vita e siccome nel frattempo ha smesso di piovere e ci troviamo nelle vicinanze decidiamo di fare un salto al Prater, l’enorme parco giochi di Vienna (a proposito, vi consiglio di fare un salto anche lì) per farci sballottare ancora un po’.
La giornata non è ancora giunta al termine, mentre Lau è a lavoro io mi preparo per la serata insieme, per poi recarmi nel ristorante dove lavora: una cena veloce e poi dritti a conoscere la vita notturna di Vienna e dei suoi abitanti. Ecco quindi un altro posto dove vi consiglio di andare, è un ristorante italiano e si chiama “Trattoria da Paolo e Anna”, prezzi non esagerati (per essere un ristorante italiano a Vienna), cibo buono e i due proprietari molto cordiali. In più troverete un ragazzo molto simpatico in cucina, in questo caso salutatemelo!
Dopo aver cenato e aspettato che Lau finisse le sue faccende a lavoro, corriamo verso la movida di Vienna: un altro giro al Prater e poi dritti verso il centro. Ragazzi, i giovani viennesi prendono il weekend moooolto seriamente (si fa per dire), in soli 15 minuti incontriamo: un gruppo di ragazzi in metro, uno dei quali con un megafono, intenti ad urlare cori di ogni tipo; un altro gruppo di ragazzi per le vie del centro, visibilmente ubriachi, tra questi uno era vestito da ballerina, con un bellissimo tutù rosa; infine, dei giovani vestiti da poliziotti, insieme a un poveretto con una divisa a righe da carcerato. Ma a quanto pare tutto nella norma. Il pub dove siamo diretti, è anche più pazzo di tutto il resto. Un posto dove puoi trovare alcolici a metà prezzo rispetto al resto di Vienna e dove gli unici stuzzichini venduti sono i tubi di Pringles alla cipolla, giusto per facilitare l’eventuale conquista di qualche donzella. Il locale ha muri completamente pieni di scritte di ogni tipo e si può fumare all’interno del posto, tranne che nella sala sotterranea, dove si trovano addirittura un altro bar e un tipo di musica differente dal piano superiore. Attenzione: non la troverete facilmente, si trova dietro un’ipotetica uscita d’emergenza di fronte ai bagni del locale. Decisamente molto underground, o se vogliamo trash. Concludiamo la nostra serata qui e tornando a casa ballando a ritmo di canzoni commerciali messe a caso, colpiti dalla pazza movida di Vienna, per esorcizzare il disagio della giornata.
04 Agosto 2019
Il giorno della partenza. È sempre difficile salutare un amico che non si vedeva da tanto e che non si vede così spesso, anche se eravamo così presi dalla nostra carbonara, splendidamente cucinata da Laurențiu, da non pensarci. D’altronde non ci aspettavamo di fare così tardi, dover correre nel preparare le mie cose, dover correre nel prenotare un Uber (non fatelo, no), dover correre per prendere l’Uber e poi correre appena scesi dall’Uber, con Morto sulle mie spalle e Laurențiu davanti a me che corre come un forsennato con la mia fotocamera e Morto co le rotelle in mano. Non ci aspettavamo nemmeno che alla fine sarei riuscita a prendere quel maledetto treno a soli due minuti dalla partenza e alla fine ci siamo salutati con la manina, come i bimbi, io sul treno e lui al binario.
E mentre il treno parte per portarmi verso una nuova meta, ti dico amico mio: questo non è un addio, ma un arrivederci.