In ogni viaggio che affrontiamo partiamo con delle aspettative riguardo il posto nel quale stiamo andando, puntualmente alcune di esse si rivelano esatte ma non tutte e a volte troviamo delle sorprese ad attenderci. Queste ultime sono il motivo principale che spinge alcuni di noi a viaggiare: l’inaspettato, la scoperta di nuovi luoghi e nuove emozioni, la ricerca di qualcosa che si allontani dalla nostra vita di tutti i giorni.
Ma quando cominci un nuovo percorso in un posto così lontano dalla tua vita e le tue aspettative precedenti è come essere in viaggio ogni giorno, alla scoperta di ciò che ti circonda quotidianamente ma che non sempre ti saresti aspettato. E con questo si includono anche le persone che incontriamo nel nostro nuovo percorso, con una varietà infinita di esperienze e bagagli culturali con le quali arricchirsi a vicenda. È un po’ una parte di quello che chiamiamo amicizia.
Questo viaggio è stato uno degli ultimi momenti passati con le persone che sono riuscite a portare un po’ di calore nel freddo inverno svedese e i pomeriggi solitari passati a studiare, non riguarda solo la bellissima città che abbiamo scelto di visitare ma anche il viaggio che abbiamo affrontato insieme nei mesi passati.
Questa volta si viaggia in treno e in otto apparentemente interminabili ore attraversiamo il confine svedese per arrivare nella vicina Norvegia. Oslo, la capitale norvegese, appare ordinata e organizzata tanto quanto la Svezia e si distingue anch’essa per la puntualità dei mezzi e la pulizia dell’ambiente. I norvegesi d’altro canto, nonostante parlino una lingua molto simile a quella svedese, hanno un atteggiamento decisamente diverso soprattutto verso i turisti. Uno strano mix tra curiosità, diffidenza e per alcuni addirittura scontrosità. In ogni caso la prima cosa che salta all’occhio, soprattutto per chi può vantarsi di non superare il metro e mezzo di altezza, è che i norvegesi sono estremamente alti, forse anche più degli svedesi che comunque in altezza non scherzano.


La Oslo da visitare è concentrata in un’unica strada principale che attraversa tutto il centro città e la maggior parte dei monumenti e punti di interesse: la cattedrale che appare molto più bella all’interno di come possa sembrare esternamente; il parlamento norvegese, un bellissimo edificio che si affaccia su un parco che da lì si dilunga fino alla fine della strada dove si può già ammirare il palazzo reale e poco prima di questo, sulla sinistra, il municipio della città.

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Si allontanano invece dalla via principale il museo di Munch e l’Opera House. Quest’ultima a mio avviso e la più degna di nota tra tutte le bellezze della città: completamente in vetro e marmo di Carrara, la particolarità dell’Opera House oltre ad essere completamente visibile all’interno osservandola dall’esterno, è la possibilità di poter letteralmente camminare sul tetto dell’edificio e poter così godere di uno dei più bei panorami della città.

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Il terzo giorno a Oslo ci allontaniamo definitivamente dal centro per visitare Vigeland Park, un parco all’interno del quale si possono ammirare le sculture di Gustav Vigeland e Frogner Manor.



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Il nostro viaggio si conclude insieme ad un percorso affrontato insieme nei sei mesi passati. È quasi il momento di salutarsi, il nostro ultimo regalo alla nostra amicizia è una serata passata all’Ice Bar di Oslo, molto freddo ma altrettanto suggestivo essendo composto interamente di ghiaccio, bicchieri compresi, e pieno di sculture dedicate al famoso pittore Munch.
La melodia che accompagna questa esperienza a Oslo è Indie-Folk e accompagna le sensazioni provate visitando la città e passando i nostri ultimi momenti insieme, come la canzone Lonesome Dreams di Lord Huron.
Due di noi quattro, sempre insieme dai nostri primi giorni in Svezia, concludono la loro esperienza all’estero e tornano a casa, tra saluti e qualche lacrima. Ma anche se le nostre strade si dividono non è detto che lo saranno anche le nostre vite e Oslo sarà sempre la nostra città.
Bell’articolo…complimenti è un piacere leggerti.
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Grazie mille!
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